Il piacere non è la felicità: a cosa realmente servono dopamina e serotonina.

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22 Lug
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Il piacere non è la felicità: a cosa realmente servono dopamina e serotonina.

Per secoli, i filosofi hanno tentato di interpretare la natura della mente, poi sono arrivate le neuroscienze che, occupandosi di cervello, hanno accumulato una grande quantità di conoscenze empiriche, svelando meccanismi sconosciuti che ci stanno aiutando a spiegare il comportamento umano e a migliorare la nostra vita.

Abbiamo così avuto modo di renderci conto di quanto il cervello sia un organo spettacolare che agisce in base a schemi complessi e che “predilige una condizione di equilibrio stabile e di coerenza. Il comportamento umano è imprevedibile e fatto di mille sfumature”, per usare le parole del divulgatore scientifico David Di Salvo.

IL CENTRO DELLA RICOMPENSA

Molecola di Dopamina

E ha necessità di emozioni positive così come di quelle negative. Negli articoli precedenti abbiamo affrontato il tema della paura, della rabbia, del conflitto, ma non dobbiamo dimenticare che nel cervello c’è anche il centro della ricompensa, che ha la funzione di rinforzare i comportamenti più vantaggiosi per l’individuo. Il neurotrasmettitore della ricompensa è la dopamina, una sostanza importante, ma anche un potente nemico di gratificazioni inappropriate, che danno luogo a comportamenti compulsivi e a forme di dipendenza patologica, come avviene nel caso di droghe, sesso, rete o gioco d’azzardo.

Il cervello acquisisce una condizione di felicità se riesce a vivere in uno stato di certezza e di stabilità emotiva. Ciò fa emergere la sua tendenza a cercare prove che confermino le proprie idee e a ignorare quelle che le contraddicano. E’ una disposizione battezzata dai neuroscienziati bias di conferma. Cercare prove o giustificazioni nel convalidare la nostra posizione e contrastare quelle che la confutano è un meccanismo cerebrale che avviene e attuiamo inconsapevolmente di continuo.

Ma perché impegnarsi tanto per dimostrare l’ autenticità di una cosa che invece si è dimostrata essere falsa? Cercare di aver ragione pur di fronte ad evidenti falsità è una condizione emotiva che produce nel cervello una scarica neurochimica di gratificazione. Avere l’ ultima parola anche in questioni banali è una cosa che al nostro cervello piace all’inverosimile. Perché ogni comportamento di “chiusura”, di “resistenza mentale” rappresenta una “ricompensa” una soddisfazione, un premio psicologico. Una scossa di certezza: “contrasto, nego, rifiuto: dunque sono, esisto”.

Il ruolo della dopamina è ancora più interessante di così.

DOPAMINA, CORTISOLO E SEROTONINA

Molecola di Serotonina

Robert Lustig è un endocrinologo americano, professore all’Università della California a San Francisco. Ha scritto un libro: The Hacking of the American Mind dove spiega le basi biochimiche dei comportamenti: cosa succede nel cervello quando, ad esempio, ci si trova a Parigi in agosto, in casa si soffoca di caldo, sarebbe meglio bere acqua, invece si scende in strada per comprare un gelato alla nocciola e nostra moglie o nostro marito ci ricorda gli etti, se non i chili in più che già abbiamo in dotazione e non siamo riusciti a smaltire per la fatidica prova costume. Funziona così: la dopamina spinge alla ricerca del sollievo e di un piacere immediato, il gelato. Alla prima leccata, la beta-endorfinafornisce una sorta di orgasmo alimentare, ma il commento coniugale scatena il cortisolo e lo stress: a quel punto niente può impedire di buttarsi anche su un croissant al cioccolato.

È un libro uscito un paio di anni fa negli Stati Uniti che contrappone il piacere immediato – fornito da droghe, zucchero, alcol, tabacco, like retweet sui social – alla felicità. Indulgere nella nevrosi della micro-ricompensa può generare dipendenza e depressione perché ci si assuefà in fretta, le dosi non sono mai abbastanza e si cade quindi in depressione. Soprattutto, la ricerca del piacere allontana la felicità intesa come appagamento.

E poi c’è la serotonina che è determinante durante l’innamoramento. Piacere e felicità sono due passioni positive, i moventi della vita, solo che dovrebbero stare in equilibrio e collaborare. Il piacere è il dominio della dopamina, la felicità è il regno della serotonina. Ma secondo Lustig l’America e l’Occidente, complice la tecnologia, sono sempre più schiavi della prima.

La dopamina è un altro neurotrasmettitore in grado di alimentare in noi il desiderio di novità e di farci provare la sensazione di piacere di fronte ad alcune situazioni, come durante il rapporto sessuale, dopo un lauto pranzo e dopo l’assunzione di cocaina oppure di anfetamine. La dopamina viene definita la sostanza chimica del piacere. Attiva una serie di modelli comportamentali. Motiva gli esseri umani e gli altri mammiferi a ricercare quello che li fa stare bene e rilascia la sensazione di piacere quando l’hanno trovato.

LA DIFFERENZA FRA PIACERE E FELICITA’

«Ci sono sette differenze fondamentali», dice Robert «il piacere è effimero mentre la felicità durevole, il piacere è viscerale e aumenta la pressione e il battito cardiaco mentre la felicità è più spirituale e rilassante, piacere è prendere (lo vediamo nello shopping o nel gioco d’azzardo) mentre alla felicità si arriva con il dare; il piacere può essere ottenuto con sostanze legali o non mentre la felicità è darsi obiettivi e raggiungerli, il piacere è una condizione di solitudine mentre la felicità si sperimenta in società, gli eccessi del piacere provocano dipendenza mentre la felicità no».

IL CERVELLO E’ PROGRAMMATO PER PROVARE EMOZIONI

Il nostro cervello è programmato dunque geneticamente per provare emozioni in situazioni esistenziali nelle quali si trova ad agire. Anzi, egli è programmato dalla natura, come fosse una vera e propria risorsa evolutiva, per trarre piacere dalle azioni che compie, evitando quelle nelle quali il piacere non si prova. Il cervello è in grado di distinguere il piacere dal non-piacere, mentre non distingue il nocivo dall’innocuo, altrimenti sarebbe per tutti i fumatori facile smettere di fumare. Soprattutto il piacere immediato, il bisogno di ricompensa, è il campo della dopamina, mentre la felicità, l’appagamento, quello della serotonina. Sono entrambi due neuro-trasmettitori, ma non potrebbero funzionare in modo più diverso. Possiamo avere piacere e felicità solo se riusciamo a farli lavorare insieme.

Ma ciò non accade. A causa della moderna società che stimola continuamente i meccanismi della ricompensa immediata, del piacere a corto raggio. I circuiti cerebrali sono occupati dalla dopamina, e sempre meno disponibili per produrre serotonina. Per esempio l’abuso delle tecnologie scatena dopamina e riduce la serotonina. «Il bisogno di controllare le e-mail, i messaggi, le notifiche, la tendenza all’accumulo di follower o di like: qui si vede bene la dipendenza psicologica provocata dal bisogno di ricompensa immediata».

La felicità, che è un insieme di emozioni gratificanti e un desiderio di novità, perché la ricerco per provare nuove emozioni rispetto a quelle che già provo, è anche una sorta di innamoramento, perché tendo a confonderla con il piacere fisico che può procurarmi, desiderando mantenerla nel tempo il più a lungo possibile. E questo mantenersi nel tempo implica sia la ricerca di novità che la stabilizzazione delle conquiste piacevoli che ho ottenuto nel tempo.

Anche le religioni, pur basandosi su idee diverse, hanno un denominatore comune: un luogo dove i fedeli possono riunirsi, che sia la chiesa, la moschea o il tempio. La religione genera empatia e serotonina, capace in effetti di generare felicità. Tutta la nostra società è fondata sul meccanismo della soddisfazione immediata e della dipendenza, funziona con le bevande gassate, i dolci, le sigarette, i telefonini. L’abuso degli smartphone è un’altra tendenza contemporanea a lasciarsi irretire dalla gratificazione istantanea.

COME DIFENDERSI DALL’IRRUENZA DELLA DOPAMINA

Le 4 C

Non è facile uscire dalle dipendenze e dalla ricerca del piacere immediato, ne sanno qualcosa le persone che vanno nei centri di recupero per sottrarsi all’alcool o alle droghe.

Il primo passo per guarire è riconoscere di avere un problema. Poi si può provare qualcosa. Per aspirare alla felicità senza accontentarsi del piacere immediato qualcuno suggerisce le quattro CConnect, cioè privilegiare la connessione sociale tra persone reali; Contribute, ovvero altruismo, volontariato, filantropia; Cope, ovvero fare attenzione alle ore di sonno e dedicarsi alla meditazione; e Cook, cioè cucinare per sé stessi, gli amici, la famiglia. Quando si cucina si è concentrati. Fa bene tutto quello che riduce il multitasking e l’iperstimolazione.

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