IL RISCHIO NON SI COMUNICA, SI INTERPRETA
Viviamo in un’epoca in cui il rischio è ovunque. Ma non è questa la vera novità. La vera novità è che, per la prima volta, l’essere umano si trova immerso in una quantità di informazioni sul rischio superiore alla propria capacità di elaborarle. E quando questo accade, il problema non è più il rischio, ma la sua percezione. Perché l’uomo non reagisce ai dati, ma a ciò che percepisce, a ciò che sente, a ciò che teme e al significato personale che attribuisce a ciò che osserva e che filtra attraverso «lenti» personali, spesso distorsive. È qui che nasce il primo grande equivoco, ossia pensare che una comunicazione più precisa produca automaticamente decisioni migliori.






