BRICS alla prova della crisi iraniana

L’ingresso dei grandi produttori energetici mediorientali ha rafforzato ulteriormente il peso del gruppo, soprattutto nel settore petrolifero e del gas. Il nuovo assetto ha però fatto confluire all’interno del blocco anche le rivalità geopolitiche del Medio Oriente.

di Alberto Cossu

Pechino mantiene invece una linea più prudente e ambigua. Il governo cinese sostiene diplomaticamente l’Iran e critica le pressioni occidentali ma evita un coinvolgimento diretto nel conflitto. In questo modo la leadership cinese sta cercando di preservare i propri rapporti sia con Teheran sia con le monarchie sunnite del Golfo.

La Russia rimane invece il membro più apertamente ostile all’Occidente. Mosca considera i BRICS uno strumento fondamentale per accelerare la transizione verso un ordine post-occidentale e utilizza il gruppo per consolidare la propria rete di relazioni internazionali dopo le sanzioni seguite alla guerra in Ucraina.

Il vero terreno sul quale i BRICS stanno cercando di costruire un’alternativa all’ordine occidentale non è tanto quello militare quanto quello economico e finanziario. Negli ultimi anni il gruppo ha intensificato la cooperazione per ridurre la dipendenza dal dollaro e dalle infrastrutture finanziarie controllate dagli Stati Uniti. Questo processo viene spesso definito «de-dollarizzazione» ma il termine può risultare fuorviante. Nessun Paese BRICS appare oggi in grado di sostituire realmente il dollaro come valuta dominante del sistema internazionale. Più realisticamente, il gruppo sta lavorando per costruire un sistema finanziario più multipolare. In questo quadro assumono particolare importanza i sistemi di pagamento alternativi. La Cina ha sviluppato il Cross-Border Interbank Payment System (CIPS), pensato per facilitare le transazioni internazionali in yuan e ridurre la dipendenza dalla rete SWIFT. La Russia ha accelerato lo sviluppo del sistema SPFS dopo le sanzioni occidentali, mentre India e altri Paesi stanno sperimentando meccanismi di regolamento commerciale in valuta locale.

La guerra in Ucraina e le sanzioni contro Mosca hanno rappresentato una svolta decisiva. Il congelamento delle riserve russe e l’esclusione di molte banche dai circuiti occidentali hanno rafforzato nei Paesi emergenti la percezione che il sistema finanziario internazionale possa essere utilizzato come arma geopolitica.

Anche la New Development Bank assume in questo contesto un valore strategico crescente. Fondata nel 2014 con sede a Shanghai, la banca rappresenta il tentativo dei BRICS di costruire un’istituzione finanziaria alternativa alla Banca Mondiale e al Fondo Monetario Internazionale. Tuttavia, proprio gli incontri di Nuova Delhi mostrano il principale limite strutturale dei BRICS: la crescita del peso geopolitico del gruppo produce contemporaneamente un aumento delle divisioni interne. Per questo motivo appare realistico pensare che i BRICS si stanno evolvendo verso una rete multipolare di cooperazione flessibile piuttosto che in un blocco politico unitario. Proprio questa flessibilità potrebbe rappresentare la principale forza del gruppo. In un mondo sempre più frammentato, caratterizzato da competizione tecnologica, guerre economiche e crisi energetiche, i BRICS offrono a molti Paesi emergenti uno spazio alternativo rispetto alla tradizionale centralità occidentale.

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Autore

Alberto Cossu

Management consultant and analyst, Vision and Global Trends

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