In cerca di ordine nell’età delle interdipendenze

La sicurezza di un sistema complesso non coincide con la sua massima efficienza, bensì con la capacità di continuare a funzionare anche in presenza di perturbazioni impreviste. La sfida è fare propria una cultura della resilienza sistemica.

di Tiberio GrazianiOgni società umana costituisce un sistema di relazioni. Allo stesso modo, gli spazi geografici, le strutture economiche, le organizzazioni politiche e le dinamiche culturali non rappresentano realtà separate, bensì elementi di un insieme complesso nel quale ogni trasformazione produce conseguenze che tendono a propagarsi ben oltre il luogo o il settore in cui si sono originate.

Il concetto di rischio sistemico nasce precisamente dalla consapevolezza di tale interdipendenza. A differenza dei rischi tradizionali, che producono effetti circoscritti e relativamente prevedibili, i rischi sistemici si caratterizzano per la loro capacità di diffondersi attraverso reti materiali e immateriali, generando effetti a catena che investono simultaneamente differenti ambiti della vita collettiva. Comprendere questi fenomeni significa dunque adottare una visione relazionale della realtà, analizzando non solo i singoli eventi ma la struttura delle connessioni che li rende possibili e ne amplifica gli effetti.

Comprendere le dinamiche sistemiche

In tale prospettiva, può risultare utile ricorrere ad alcune analogie provenienti dalle scienze fisiche e biologiche, utili a individuare principi generali per la comprensione delle dinamiche sistemiche. Nella scienza dei materiali, ad esempio, è noto che una struttura sottoposta a stress crescente non collassa necessariamente nel punto in cui si manifesta la sollecitazione iniziale. Le microfratture tendono a propagarsi lungo l’intera struttura fino al raggiungimento di una soglia critica oltre la quale il cedimento diviene improvviso e generalizzato. Per lungo tempo il sistema può apparire stabile, mentre al suo interno si accumulano tensioni invisibili. Il collasso finale non è pertanto il risultato di un singolo evento, bensì l’esito di una lenta accumulazione di fragilità. Un fenomeno analogo si osserva nelle reti economiche e sociali contemporanee dove le crisi finanziarie, le interruzioni logistiche o gli shock ambientali e climatici rivelano vulnerabilità che si erano accumulate nel tempo.

Un secondo riferimento teorico è individuabile nel concetto di dissipazione, sviluppato nell’ambito della termodinamica dei sistemi complessi. Ogni sistema vivente o organizzato sopravvive grazie alla capacità di assorbire, distribuire e dissipare energia e perturbazioni provenienti dall’ambiente esterno; quando tale capacità viene meno, subentra una fase di instabilità che conduce a una riorganizzazione oppure alla perdita di funzionalità. Anche le società umane necessitano di meccanismi di dissipazione: le riserve energetiche, la diversificazione delle filiere, la ridondanza delle infrastrutture strategiche e le reti di protezione sociale costituiscono strumenti attraverso cui il sistema riduce la concentrazione delle tensioni, impedendo che esse si trasformino in crisi generalizzate.

Ti interessa l’argomento?
Leggi anche l’articolo del nostro blog:” Quando l’Occidente ha smesso di essere il mondo”


Stai leggendo un estratto dell’articolo pubblicato nel numero 2/2026, Effetto domino (luglio-agosto 2026).

Per leggere l’articolo completo e scoprire gli altri approfondimenti dedicati a geopolitica, economia e risk management, abbonati o scarica la versione integrale della rivista.


Autore

Tiberio Graziani

Chairman di Vision & Global Trends, Direttore di Geopolitica – Journal of Geopolitcs and related matters

Immagini

Paesi Edizioni