Una questione di equilibrio
La transizione ecologica dev’essere sì sostenibile ma anche giusta, dal punto di vista sociale e industriale. La battaglia si gioca, e si vince, in base a una ponderata programmazione temporale.
Primo: disporre di energia pulita e illimitata per tutti, che non significa guardare soltanto alle rinnovabili, ma sicuramente alla fusione nucleare (una che non produca scorie) affinché si possa ottenere un accesso universale e illimitato a una grande quantità di energia per tutti i Paesi del mondo. Secondo: un piano di desalinizzazione massiccio per disporre di un accesso universale all’acqua. Terzo: un grande potenziamento della circolarità attraverso il riutilizzo e la riconversione, ovvero la chimica della trasformazione. Quarto e ultimo punto: la decarbonizzazione.
Considerato che entro il 2050 dovremo andare a Net Zero, cioè a emissioni di gas serra nette nulle, ma essendo impossibile non emettere più CO2 e altri gas serra entro quella data, allora si devono sviluppare tecnologie di compensazione con metodologie – dette Carbon capture – che consentano di decarbonizzare anche ciò che continuerà a emettere anidride carbonica finché non sarà possibile smettere completamente. Queste sono le quattro tecnologie da mettere nel mirino sin da subito per instradare il pianeta verso un equilibrio sostenibile tra risorse disponibili in natura e un ambiente sano, accompagnate anche da una politica ambientale e di risparmio (che sono però aspetti che potremmo definire comportamentali).
Fusione e desalinizzazione
Prima ancora di parlare di realizzazione e applicazione della fusione nucleare, bisogna farla funzionare. Al momento le tecnologie sono sperimentali e ben lontane dall’essere utilizzabili. Serve perciò uno sforzo di ricerca e sviluppo sul modello di quanto fatto con il Covid: dicevano che sarebbero serviti dieci anni per un vaccino, invece lo abbiamo ottenuto in appena diciotto mesi.
Credo che la crisi energetica e ambientale sia di gran lunga più pericolosa del Covid per la razza umana. E dunque merita uno sforzo molto superiore a quello, pur grandissimo, impiegato per uscire dalla pandemia. Servono grandi investimenti, e molta ricerca e sviluppo. Questo ipoteticamente ci porterà in un paio di decadi ad avere un tangibile e significativo progresso per il completamento della fusione; a quel punto il problema verterà semplicemente sulla governance di una tecnologia energetica (un problema non insormontabile).
Certo, sarebbe bello pensare che un simile sforzo passerà per una sinergia globale e non nazionale, così come accaduto per il vaccino. Anche perché difficilmente un Paese da solo ce la può fare, senza contare che una simile fonte di energia deve avere accesso illimitato e universale. Su questo non siamo all’anno zero, ma ci sono ancora da compiere dei salti tecnologici e culturali importanti.
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Autore
Roberto Cingolani
Fisico, accademico e dirigente d’azienda già Ministro della Transizione Ecologica e amministratore delegato di Leonardo
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Paesi Edizioni



